domenica 18 maggio 2008

La Trinità segreto dell'esistere

"Un solo Dio in tre Persone", così noi cerchiamo di definire la Trinità. Ma appena lo circoscrivi, Dio evade.
Non sta in ardite formule teologiche, egli è una manifestazione vitale da accogliere come il segreto del vivere.
Il dogma della Trinità porta con sé ben più che dei concetti, esprime una dimensione esistenziale: è rivelazione del segreto de vivere, sorgente della sapienza di esistere.
Una sapienza sulla nascita, sul'amore. Dice che Dio non è in se stesso solitudine, ma comunione. L'oceano della sua vita vibra di un infinito movimento d'amore. C'è in lui reciprocità, scambio, superamento di sé, abbraccio, festa. Così noi, creati sì a immagine di Dio, ma più precisamente ancora plasmati a somiglianza del Creatore, mani impigliate nel folto della vita; a immagine del Figlio, capace di amore come nessuno; a immagine dello Spirito, vento che è sempre oltre, fuoco sempre ardente. A somiglianza di queste tre cose insieme è fatto Adamo; non solo a immagine di Dio, ma cosa più stupefacente ancora, a immagine del Padre e del Figlio e dello Spirito, a somiglianza dell'intera Trinità. Una Parola di Dio afferma in principio la nostra identità: non è bene che l'uomo sia solo!
In noi, il bene è un cuore plurale. Infatti "neanche Dio può stare solo". Dire Trinità è dire amore: sogno dolcissimo di cui non ci è concesso stancarsi.
Senza amore nessuna cattedra può annunciare Dio. Dire uomo è profetizzare amore, dire relazione. Solitario, l'uomo si ammala; se si isola, muore. "Nella Bibbia non è Dio che è antropomorfo, ma è l'uomo che è teomorfo, ha la forma di Dio (Von Rad).
La nostra identità è quindi trinitaria: vivere attraversati da una vita che viene da prima di noi, e che va oltre noi. Chi trattiene per sé la vita, in sé la sopprime, Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio. Sono le parole sorgive che spiegano la storia, qui è il segreto, la sapienza del vivere: amare equivale a dare.
Mondo amato, terra amata, io amato, Dio eternamente altro non fa che considerare l'uomo, ogni uomo più importante di se stesso. Allora si fa donatore, semina in noi Cristo come lievito, sale, gemma, luce, seme. E lo Spirito porta a maturazione il grano del mondo, il germe divino in noi, lo porta ad altezza del cuore. Un cuore che vive dolo di comunione.

giovedì 15 maggio 2008

Riflessioni e pensieri!

Da dove può essere nata nel cuore di Gesù, forse sul far della sera, sulle rive scoscese del Giordano, questa singolare domanda?
“Chi dice la gente che io sia?”.
Non certo dall’impossibile ignoranza della sua missione: egli sa chi è e dove sta andando.
Poteva forse avere un qualche interesse nel reperire l’immagine di sé sulle bocche curiose della gente?
Chi è da sempre l’immagine perfetta del Padre non ha bisogno di simili specchi deformanti. La domanda di Gesù viene dal profondo affetto per i suoi, per quelli che hanno lasciato tutto e lo stanno seguendo.
Quelli di cui conosce le ansie e i timori e gli interrogativi acuti e i dubbi e (perché no?) gli equivoci, circa la sua identità e circa la loro comune avventura. È mosso a compassione dalla loro fedele sequela che forse non riusciva a capire.
Ma chi può capire il mistero del Dio fatto uomo?
La forza dello Spirito suggerisce a Pietro la celebre risposta che l’evangelista Marco riproduce scarnamente: “Tu sei il Cristo”.
La fedeltà amante di Pietro e dei suoi compagni apre loro lo scrigno prezioso del mistero e intravedono, come nel bagliore di un lampo, la verità delle cose.
Gesù li invita, con severità, alla discrezione.
Potrebbe l’uomo portare il peso della verità tutta intera prima che lo Spirito sia effuso su di lui? Verrà la morte e la risurrezione, verrà l’ascensione e verrà infine il Paraclito. Allora il segreto messianico sarà gridato sopra i tetti, ma intanto ora, là sotto l’Ermon, all’imbrunire, l’affezione tra di loro ha toccato il suo fondamento.

domenica 11 maggio 2008

Vieni Santo Spirito!


Vieni, Santo Spirito, manda a noi dal cielo un raggio della tua luce.

Vieni padre dei poveri, vieni datore dei doni, vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto, ospite dolce dell’anima, dolcissimo sollievo.

Nella fatica, riposo, nella calura, riparo, nel pianto conforto.

O luce beatissima, invadi nell’intimo il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza, nulla è nell’uomo, nulla senza colpa.

Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina.

Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, sana ciò ch’è sviato.

Dona ai tuoi fedeli che solo in te confidano i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna. Amen.