lunedì 10 marzo 2008

Terza Meditazione

2.2. La fede che credo: il contenuto della fede

La fiducia, la conversione e l'ascolto apre il credente alla verità di Dio. Egli conosce Dio nel modo unico e proprio della fede.
La conoscenza della verità di Dio costituisce il contenuto della confessione di fede.
Si tratta di una verità che prende corpo in formule o asserti, che non sono concepiti in modo intellettuale e astratto, ma come enunciati o dogmi, di immediata comprensione.

Crisi di fede.
Il modo di intendere e proporre la fede è un elemento determinante della crisi della fede oggi.
La reazione a questa crisi può portare allo sbilanciamento inverso, per cui non è tanto importante il «che cosa» si crede, ma «che» si creda.
E’ più importante il «credere» o che il «creduto»?
L'armonia tra atto e contenuto, (tra fides qua e fides quae), può andare a scapito dell'ortodossia (della verità), così come il dogmatismo intellettualistico può andare a scapito dell'ortoprassi (dell'impegno)[1].
Per ovviare al duplice sbilanciamento occorre rifarsi alle fonti bibliche della fede, per attingere di nuovo il contenuto, che si realizza in modo storico‑salvifico.

Fonti bibliche
La Bibbia non ha un contenuto dottrinale e astratto della fede, ma concreto, in relazione al realizzarsi storico della rivelazione e della decisione dell'uomo[2].
Nell'Antico Testamento «se Israele fosse stato interrogato sulla sua fede, non avrebbe risposto con un sistema di proposizioni su Dio, sul mondo e sugli uomini. Israele avrebbe piuttosto risposto alla domanda raccontando una storia e riconoscendo d'aver sperimentato in questa storia la guida e la fedeltà di Jahvé. Solo perché Israele aveva prima incontrato Dio nella storia, poteva anche confessarlo nella fede. La sua fede era dunque risposta a una parola pronunciata prima. In questa struttura di risposta trova fondamento il fatto che la fede dell'Antico Testamento non è mai semplicemente una vuota fede fiducia, ma ha un contenuto concreto» [3].
La verità della fede è legata non a una deduzione speculativa o a una concezione mitica di Dio, come nelle religioni non rivelate, ma alla rivelazione di Jahvé nella storia di Israele.
La sua professione non è legata ad un «credo» pronunciato in modo astratto, ma ad una concreta risposta[4].
Il contenuto della fede veterotestamentaria è costituito da confessioni storico‑salvifiche dell'agire potente e fedele di Dio, che col passare del tempo diventano enunciati[5].
Confessare questi enunciati non solo è ritenere veri certi fatti, ma è dare lode a Dio con il culto, il quale rimanda alla storia come luogo della rivelazione e della elezione di Dio e della risposta fedele dell’uomo[6].
La fede neotestamentaria si colloca anch'essa nell'alveo storico-salvifico. Essa è originata da Gesù Cristo. In lui Dio:
- ha pronunciato la sua parola di salvezza definitiva,
- ha rivelato il suo mistero,
- ha realizzato il suo regno,
- ha stabilito la nuova ed eterna alleanza.

Cristo è il sacramento dell'amore salvifico di Dio per noi.
La risposta dell'uomo è la fede in Gesù Cristo!
Il contenuto della fede è costituito dalla persona di Gesù, dalla sua vita, dal suo messaggio, dalla sua morte e risurrezione.
La fede che Gesù esige dai discepoli deve essere confessione declinata nella sequela. Tutto il vangelo è testimonianza di questa fede che si rinnova nell'incontro e nel dialogo con Gesù.
La confessione di Pietro, «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16,16), ne è la proclamazione più significativa.
Della stessa fede sono espressione, con particolare riferimento all'evento pasquale, le prime confessioni della comunità cristiana.
Sia quelle che fanno riferimento al nome: «Gesù è il Signore» (Rm 10,9; 1Cor 12,3), «Gesù è il Cristo» (1Gv 1,22; 5,1; 2Gv 7), «Gesù è il Figlio di Dio» (At 9,20; 1Gv 4,15; 5,5).
Sia quelle che fanno riferimento alle formule di fede, come quella che afferma che «Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture e apparve a Cefa e quindi ai Dodici» (1Cor 15,3‑5).

Centro della fede
«L'agire di Dio attraverso la persona e la storia di Gesù Cristo è, dunque, il centro della fede cristiana. Ogni predicazione posteriore è rimandata a questo centro, lo deve esplicitare e renderlo attuale»[7].
E' quanto ha fatto la comunità cristiana lungo i secoli, a cominciare dai simboli della fede[8], nel costante impegno di approfondire, difendere dall'eresia, esplicitare e riformulare il deposito della fede.
Le verità o articoli di fede, che esprimono il deposito della fede, sono l'enunciazione tematica della verità centrale cristologica in relazione a Dio, fonte della salvezza, e all'uomo, destinatario della salvezza.
Cristo è il principio assiologico ed ermeneutico delle verità della fede. Tutte hanno senso e valore cristologico, e sono tali in quanto possono essere comprese cristologicamente.
Cristo è il fondamento delle verità enunciate dalla fede della Chiesa, lungo i secoli, le quali si strutturano in forma unitaria e concentrica.
In questo senso il concilio Vaticano II ha parlato di una gerarchia delle verità: «Esiste un ordine o "gerarchia" nelle verità della dottrina cattolica, essendo diverso il loro nesso col fondamento della fede cristiana».
Più avanti precisa, con esplicito riferimento a Ef 3,8, che questo fondamento consiste nelle «insondabili ricchezze di Cristo» (UR n. 11).
Le molte verità di fede, dunque, non vanno indifferentemente numerate o sommate, ma soppesate e proporzionate secondo il «diverso nesso» con il centro e vertice[9].
Dietro la molteplicità delle verità di fede c'è l'unica e medesima fede: Gesù Cristo, salvezza di Dio per l'uomo.
La concentrazione cristologica dà alla fede i seguenti significati: teologico, dossologico, antropologico ed ecclesiologico.
Teologico: perché Gesù Cristo è il sacramento di Dio, la rivelazione economica della Trinità immanente e la via che conduce al Padre.
Dossologico: perché testimoniare la verità vuol dire entrare in comunione con il messaggio. La confessione della fede non è pura proclamazione di formule, ma stretta relazione con la verità professata. Il luogo della confessione, il suo vero Sitz in Leben, è, infatti, la liturgia, il luogo, cioè, dove la confessione della fede diviene preghiera e lode.
Antropologico: perché Cristo è salvezza di Dio per noi. Nella confessione della fede l'uomo è coinvolto come destinatario della salvezza. Per cui interpretare cristologicamente la fede significa interpretarla in modo soteriologico. Ne segue che contenuto e oggetto della fede è Dio salvatore e l'uomo salvato
Ecclesiologico: perché la verità della fede riguarda la Chiesa, è creduta nella Chiesa ed è mediata dalla Chiesa.

La chiesa
La Chiesa è, prima di tutto, realtà e evento di fede. E' il luogo della confessione della fede.
Infatti, non si dà una fede privata, perché l'«io credo» è sempre un «noi crediamo». «La Chiesa è il soggetto complessivo della fede»[10]. La libertà credente professa l'unica fede dell'unica Chiesa.
Infine, si crede con la fede della Chiesa. La Chiesa è custode del deposito della fede e, perciò, garante della verità della fede.
La Chiesa è nella storia sacramento di Cristo: segno vivo, pieno ed efficace della verità liberante della fede.
Cristo ha voluto unire a sé la Chiesa con un vincolo sponsale indissolubile, affidandole la continuazione della salvezza nel mondo.

Concludendo
La fede confessa il suo contenuto e la confessione è atto di fede. Come la fede:
- non è un mero ritenere per veri una serie di dogmi,
- non è una vuota fiducia, espressione di una libertà priva di verità.
Ne segue che atto e contenuto, fiducia e confessione si coimplicano in una correlazione inscindibile.
Questo è quanto insegna il concilio Vaticano II quando, nella costituzione Dei Verbum definisce la fede come «abbandono» di tutto l'uomo a Dio (atto di fede: fides qua) e «assenso» alla rivelazione da lui data (contenuto della fede: fides quae) (n. 5).
La fede è l'opzione decisiva della libertà (intelligenza e volontà), che si affida totalmente (atto) al Dio che in Gesù Cristo si rivela (contenuto) come nostra salvezza.
La fede è salvifica sia nella fiducia che nella confessione: «Se confesserai con la tua bocca che Gesù è il Signore e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore, infatti, si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza» (Rm 10,9‑10).
[1] Cf Ivi, pp. 103‑104.
[2] Cf TRUTSCH J., L'uditore della parola, op. cit., p. 373.
[3] KASPER W., Introduzione alla fede, op cit., p. 105.
[4] Cf PFAMMATTER J., La fede secondo la Sacra Scrittura, op. cit., p. 379).
[5] Cf Dt 26, 5‑9).
[6] Cf ALFARO J., Esistenza cristiana, Pontificia Università Gregoriana, Roma 1979, pp. 14‑15; KASPER W., Introduzione alla fede, op. cit., p. 105.
[7] KASPER W., Introduzione alla fede, op. cit., p. 109.
[8]Cf CULMANN O., Le prime confessioni di fede cristiana, Centro evangelico di cultura, Roma 1948; PANNENBERG W., Il Credo e la fede dell'uomo d'oggi, Brescia 1973; RATZINGER J., Introduzione al cristianesimo, op. cit.
[9] Cf FRIES H., Teologia fondamentale, op. cit., p. 128.
[10] Ivi, p. 110.

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